Pensieri & Parole

(I miei) Momenti di trascurabile felicità

Qualche tempo fa ho letto Momenti di trascurabile felicità di Francesco Piccolo, una raccolta di aneddoti più o meno brevi che raccontano i piaceri inconfessabili disseminati nella quotidianità delle nostre vite. Come gli sms inattesi dopo le undici di sera o l’ultima pagina di un libro o, ancora, sapere di avere qualcuno che si preoccupi per noi. A questo link potete trovare qualche dettaglio in più: https://bit.ly/2wdS8kJ.

Tra le righe, ho trovato anche un po’ dei miei piaceri inconfessabili, quelli che mi fanno sorridere e forse anche sghignazzare, a volte. E me ne sono venuti in mente molti altri.

Così, su fogli di fortuna, li ho appuntati, questi miei momenti di trascurabile e segreta felicità, e ora provo a dargli un ordine e pure una forma.

 

Felicità è…

Trovare, tra le pagine dei libri, la frase che parla esattamente di noi, il personaggio che direbbe esattamente quello che diremmo noi, la storia che è esattamente la storia nostra.

Felicità è sentirsi dire che avevi ragione.

Felicità è la vista del mare appena dopo l’ultima curva.

Felicità è la telefonata che non ti aspetti, nel momento in cui meno te l’aspetti.

Felicità è mangiare l’ultima fetta di torta, quando tutti dicono “No dai, mangiala tu”, fingendo di non volerla per se stessi.

Felicità è sentire gli applausi dopo un discorso.

Felicità è sentire gli applausi a un funerale.

Felicità è la banda che suona alle otto del mattino del giorno di festa.

Felicità è incontrarsi di nascosto.

Felicità è incontrarsi e scoprire che non è cambiato niente.

Felicità è una cicatrice.

Felicità è inventarsi le parole di una canzone in inglese.

Felicità è avere qualcuno che suona per te.

Felicità è la sua mano che cerca la tua per non perderti in mezzo alla folla.

Felicità è inventare una scusa pur di non prestare il tuo libro preferito.

Felicità è l’ultima canzone di un concerto, quella concessa ai fan che chiedono il bis.

Felicità è addormentarsi sulla sua spalla prima della fine del film.

Felicità è lasciare che si addormenti sulla tua spalla prima della fine del film.

Felicità è guardare l’espressione sul volto di una persona a cui tieni quando le fai un regalo che non si aspetta.

Felicità è la sensazione dei capelli appena lavati.

Felicità è dire “Buongiorno” a chiunque nei piccoli paesini.

Felicità è l’arrivo del corriere.

Felicità è il cane che viene incontro a te e non agli altri.

Felicità sono i suoi occhi che cercano proprio i tuoi occhi, e non quelli dell’altra.

Felicità è ascoltare una canzone triste.

Felicità è la radio che passa un pezzo di cui ti eri scordata.

Felicità è la mano che ti sfiora il fianco, rivelatrice di intimità.

Felicità è quando apri gli occhi la mattina e il tuo primo pensiero non è più lui.

Felicità è una nuotata al largo.

Felicità è un gioco di parole che capisci al volo.

Felicità è scambiarsi uno sguardo complice.

Felicità è l’accento sulla parola felicità.

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Recensioni

“Stanotte guardiamo le stelle” di Alì Ehsani: un racconto di coraggio e speranza

Alì vive a Kabul e ha solo otto anni quando, di ritorno da scuola, trova un cumulo di macerie al posto della sua casa.

Convinto di aver sbagliato strada, si siede ad aspettare il fratello maggiore Mohammed, al quale toccherà il compito di spiegargli la cruda verità: “Hanno tirato un razzo, mamma e papà sono morti…ma non lo vedi, non lo vedi?”.

Inizia così il loro viaggio lontano dall’Afghanistan. Si lasciano le macerie alle spalle e provano a rincorrere un futuro migliore perché lì, senza casa e senza genitori, in una terra minacciata dalla lotta tra fazioni, un futuro non ce l’hanno più.

Stanotte guardiamo le stelle è il racconto di quel viaggio, iniziato nel 1997 e narrato in prima persona dallo stesso Alì Ehsani: un monologo in cui egli si rivolge direttamente al fratello e in cui vengono ripercorse le tappe di un cammino duro e ostinato durato cinque anni.

Dall’Afghanistan al Pakistan, dal Pakistan all’Iran, dall’Iran alla Turchia, dalla Turchia alla Grecia, dalla Grecia all’Italia.

Cinque anni di paure, soprusi, di nascondigli improbabili, di fame e di pericoli.

Questo libro insegna la speranza, la forza, il coraggio, ma il suo merito più grande è quello di riuscire a trasformare lo sguardo del lettore. Perché ascoltare ogni giorno sterili retoriche sull’immigrazione è un conto; conoscere le storie di chi nella vita ha perso tutto e, in nome di un’esistenza felice e dignitosa, decide di affrontare il calvario della clandestinità, fidatevi, è tutta un’altra cosa.

Oggi Alì ha ventinove anni, vive a Roma e si è laureato in Giurisprudenza.

Ogni tanto penso che ci vorrebbe qualcuno che da un futuro prossimo ci dica “non ti preoccupare, poi andrà meglio”.

Leggete e imparatene tutti.

 

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Letture

L’amore ai tempi del colera – Gabriel Garcìa Màrquez

Chi non ha mai letto nulla di Gabriel Garcìa Màrquez dovrebbe affrettarsi a colmare questa imperdonabile lacuna. E non solo perché le storie che racconta sono meravigliose, ma anche per il suo modo di raccontarle. Per l’ironia e la semplicità. Per i mondi che le sue parole riescono a rivelare con così lucida chiarezza.

L’amore ai tempi del colera è il racconto di un amore ostinato, che non si arrende di fronte agli scempi del tempo e della vita: quello di Florentino Ariza per Fermina Daza.

Ma non aspettatevi le rose e i fiori delle solite storie d’amore: nell’esotica cornice del Mar dei Caraibi si avvicendano cronache, imprevisti e tradimenti, e solo alla fine, dopo cinquant’anni di attesa, Florentina Ariza riesce a intravedere il barlume di una speranza inseguita per tutta la vita.

Un romanzo adatto a romantici e sognatori.

E se vi capita di avere i sintomi del colera, non vi preoccupate. È soltanto amore.

 

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Recensioni

Io sono Febbraio. Storia dell’inverno che non voleva finire mai – Shane Jones

Provate a immaginare di vivere una interminabile stagione di freddo e neve. Senza fiori, senza sole e, soprattutto, in preda a una dilagante tristezza.

È quello che succede agli abitanti della piccola cittadina protagonista di questo surreale romanzo di Shane Jones. Niente e nessuno può più volare, i bambini cominciano misteriosamente a sparire, gli adulti cadono poco a poco in una profonda depressione e il colpevole di tutto questo ha un nome: Febbraio. Il suo spirito causa morte e afflizione, finché la Soluzione, un gruppo di cinque uomini mascherati da uccelli, riesce a coinvolgere i cittadini in una rivolta. A capeggiarla sarà Thaddeus Lowe.

Io sono Febbraio, edito da Isbn Edizioni, è un racconto allegorico fatto di soluzioni narrative originali e di immagini poetiche incredibilmente belle. È la storia di una popolazione che non si arrende, che vuole a tutti i costi riprendersi la Primavera e l’Estate, rivedere il cielo sgombro di nuvole; ma è anche la storia di un Inverno che è costretto ad essere tale per sua propria natura e che, pur volendo intimamente fiorire, non può far altro che distruggere e seminare grigiore.

Un romanzo che fa riflettere sulle oppressioni quotidiane vissute dall’uomo e che, letto in una certa ottica, rimanda a ben più profondi  e tristi scenari di guerra e prevaricazione.

Ottimo prodotto editoriale, munito di custodia e di una copertina in rilievo originalissima.

Consigliato, ma attenzione a non arrendersi di fronte ad una scrittura non convenzionale. Per leggere questo romanzo è importante munirsi di fantasia e lavorare di interpretazione.

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Letture

Dieci motivi per cui vale la pena leggere “Wonder”

Lo ammetto: ho guardato prima il film.

È una cosa che mi capita di rado, eppure stavolta, per una strana congiuntura, mi sono ritrovata davanti al grande schermo prima di aver sfogliato le pagine del romanzo.

La storia la conosciamo tutti:  è quella di August “Auggie” Pullman, un ragazzino di dieci anni nato con una deformazione al viso che, per la prima volta, dovrà affrontare la scuola e gli sguardi di tutto coloro che la frequentano.

A scanso di equivoci, il mio consiglio è di leggere sempre e comunque prima il libro. In questo modo eviterete di associare fatti e persone alle scene viste nel film e, in un certo senso, sarete voi stessi a creare il vostro immaginario attorno alle vicende e alle descrizioni. Ad esempio, quando leggerete dei genitori di Auggie, non averete costantemente davanti agli occhi i volti di Julia Roberts e Owen Wilson, ma sarà la vostra immaginazione a “disegnare” i personaggi.

In ogni caso non temete! Anche qualora abbiate già visto il film, vale comunque la pena leggere il libro. Ecco dieci buoni motivi per correre a comprarlo.

1. È RICCO DI INSEGNAMENTI

Non importa quanti anni abbiate: che voi siate bambini, adolescenti o adulti, questo libro avrà sempre un mucchio di cose da insegnarvi, per esempio l’importanza della gentilezza e del rispetto verso le sensibilità altrui.

2. È ESTREMAMENTE EDUCATIVO

Se siete genitori e volete creare insieme ai vostri figli un momento di condivisione che sia allo stesso tempo anche istruttivo, allora questo è il libro che fa al caso vostro. Wonder trasmette valori importanti intorno ai quali è giusto far gravitare anche l’attenzione dei più piccoli.

3. OFFRE DIVERSI PUNTI DI VISTA

Auggie non è l’unico narratore in prima persona. Il libro è, infatti, diviso in più sezioni a seconda dei personaggi che prendono la parola: la sorella e gli amici di Auggie descrivono al lettore le loro impressioni, offrendo risvolti inediti rispetto al racconto del protagonista.

4. SOTTOLINEA L’IMPORTANZA DELLE SFUMATURE

Le vicissitudini di Auggie, dei suoi amici e della sua famiglia vi insegneranno che non tutto è necessariamente nero o bianco. Esistono anche delle sfumature e sotto queste può nascondersi un’inaspettata bellezza.

5. È DIVERTENTE

Contrariamente a quello che potrebbe far presagire la tematica affrontata, il libro è ricco di aneddoti divertenti e di battute. E il primo a farci sorridere è proprio il piccolo August! (Ma non vi illudete, piangerete lo stesso).

6. LA LETTURA È SCORREVOLE

Il lessico utilizzato è semplice, privo di inutili orpelli e complicazioni, adatto (giustamente) ad un pubblico variegato. Arriverete alla fine in men che non si dica.

7. LA SCANSIONE DEI CAPITOLI È MOLTO ORIGINALE

Ogni nuovo capitolo si apre con una citazione e un disegno simile a quello in copertina, ma di volta in volta personalizzato in base al personaggio che prende la parola. Inoltre, ogni capitolo si suddivide in diversi paragrafi titolati. Tutto questo non farà che rendere la vostra la lettura ancora più piacevole.

8. HA UN BEL DESIGN

È vero, mai giudicare un libro dalla copertina né una persona dalla faccia. Ma lasciatemi dire che Wonder è davvero un ottimo prodotto: il packaging a cofanetto lo rende inusuale rispetto ai libri più comuni, conferendogli, a mio avviso, un tocco in più. La copertina è piacevolissima al tatto, quasi vellutata, e le pagine si sfogliano che è un amore.

9. HA UNA SOUNDTRACK

Sì, Wonder è anche un libro da ascoltare. Come troverete scritto anche sul risvolto anteriore della copertina, infatti, ci sono numerose canzoni che fanno da colonna sonora alla storia: dai Green Day ai Queen passando per David Bowie.

10. CAMBIERÀ IL VOSTRO MODO DI INTENDERE LA DIVERSITÀ

E qui cito una frase di Auggie:

L’unica ragione per cui non sono normale è perché nessuno mi considera normale. (…) L’unica persona al mondo che capisce quanto sono normale sono io.

Ebbene, avete mai provato a mettervi nei panni di coloro che reputate “diversi”?

Ogni parola di questo libro metterà in discussione il vostro modo di vedere le cose.

 

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Recensioni

Lettere a Theo – Vincent Van Gogh

 

Cosa sappiamo di Vincent Van Gogh?

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Certamente conosciamo i suoi autoritratti, i suoi girasoli e le sue notti stellate; sappiamo, perché è scritto su ogni libro di storia dell’arte, della sua follia, del suo carattere cupo, del famoso orecchio tagliato e portato “in dono” a una prostituta. Ma quanti di noi sanno chi era l’uomo dietro l’artista? Quanti si sono chiesti quali fossero i suoi pensieri e le ragioni dei suoi malesseri?

In questo libro, edito da Guanda Editore, sono raccolte le lettere più significative che Vincent scrisse a Theo, suo fratello e più intimo confidente. Una corrispondenza epistolare quasi giornaliera in cui egli mette a nudo se stesso, le proprie convinzioni e le proprie scelte: dai tempi in cui Vincent voleva fermamente intraprendere la carriera religiosa (sulla scia del padre), a quelli in cui, internato in una casa di cura, dedica tutto se stesso alla pittura, unico sollievo per la sua anima in pena. Sollievo e tuttavia dannazione, perché non vide mai ricompensati gli sforzi compiuti per diventare il grande artista che noi tutti oggi conosciamo: i suoi dipinti non trovarono mai acquirenti e il fratello, mercante d’arte, lo sostenne economicamente e moralmente per tutta la vita inviandogli soldi, tele e colori.

Vincent scrive di sé, dei suoi umori, dei posti in cui vive, della gente che incontra; scrive del difficile rapporto con il padre, delle sue insicurezze e dei suoi malumori; scrive di arte, di artisti, di idee e progetti, ma anche d’amore, di donne, di sentimenti ardenti e non corrisposti. Insomma, tutto quello che i libri non vi hanno mai spiegato e che non trovate “scritto” nei suoi quadri, lo potrete leggere su queste pagine.

Guanda anticipa le lettere con una dettagliata cronistoria della vita dell’artista, in modo che il lettore possa facilmente ricollegare ciò che legge a circostanze ed episodi specifici. Il tutto sigillato da una copertina bellissima in cui campeggia uno degli autoritratti più famosi di Van Gogh. Il suo sguardo sembra anticipare quello che troverete scritto nelle lettere.

Un libro immancabile nelle vostre librerie se avete sempre amato Vincent e i suoi dipinti.

 

Pensieri & Parole

Frida Kahlo: elogio dell’autenticità

Folte sopracciglia, audaci baffetti, lineamenti decisi e tra i capelli di tutto.

Frida Kahlo indossava vestiti appariscenti, girava agghindata di fiori, strizzava l’occhio a uomini, donne, artisti e scrittori: tutti i peli che non aveva sulla lingua ce li aveva sul corpo e li esibiva con elegante noncuranza.

Claudicante fin da piccola a causa della spina bifida e sbeffeggiata dai suoi coetanei, lei, cresciuta un po’, afferra dei pantaloni da uomo e con quelli copre la sua deformazione alla gamba destra, levando in aria la bandiera dell’anticonformismo. A soli diciotto anni rimane coinvolta in un terribile incidente che la costringerà a letto per mesi, con parecchie ossa rotte, una profonda ferita all’addome e un busto di gesso che la obbliga all’immobilità. Nel grigiore di quei giorni sospesi, con un cavalletto fissato al letto, Frida scopre la pittura e colora le sue ore: dipinge se stessa e quello che ha dentro, dà forma a dolori, idee e sentimenti. Impugna il pennello una volta per sempre e con quello firma il suo destino.

Scende dal letto e incontra Diego Rivera, pittore, vent’anni più grande, uno a cui piacciono tanto le donne e un po’ meno la fedeltà. Frida decide che lui, proprio lui, con la sua grande pancia, sarà l’amore della sua vita. Si sposano, viaggiano, si separano, si  tradiscono e poi si ritrovano. Concepiscono nuove vite e dolorosamente le perdono, perché il corpo di Frida è troppo fragile. Ancora operazioni, ancora ospedali, ancora un letto da cui non poter alzarsi. Nel 1953 Frida perde la gamba e, dopo un anno, la vita. Di lei rimangono quadri che sembrano avere voce, specchi di un’anima profonda, espressione sfrenata di un’arte volutamente libera; di lei rimane una fama che valica i confini dell’arte e si radica nelle lotte sociali di un Messico rivoluzionario, in un impegno politico costante e fortemente sentito.

Quanto eri coraggiosa, Frida? Quanto eri bella?

Se tu fossi qui, oggi, a mostrare con orgoglio le tue sopracciglia e i tuoi gonnelloni, i tuoi fiori e i tuoi dolori; se fossi qui, a camminare per le strade insieme a Diego, ad esibire con disinvoltura le tue scelte, le tue assolute convinzioni, i tuoi ideali profondi e tutte le rivoluzioni che ti portavi dentro; se fossi qui, oggi, a sfoggiare la tua autenticità nel nostro mondo di brutte copie, quanto bene ci faresti, quanta passione insegneresti a noi umili terrestri.